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1 - La tua è una musica senza confini, non solo per quanto riguarda la provenienza
geografica, ma anche per i generi musicali che ami attraversare proponendoli al
pubblico.
La musica è per definizione una forma di comunicazione senza confini, che permette
di entrare in contatto con altre culture, di comprenderle e confrontarle con le
nostre esperienze; e da questo incontro di realtà, libero da pregiudizi ed oltre
gli stereotipi, scaturisce sempre un arricchimento, e la possibilità di sentire
il mondo intorno a noi; ed è questa la prima forma di ispirazione e creatività,
che si identifica in una libera espressione delle emozioni, al di là dei generi
musicali predefiniti.
2 - Come la chitarra si raffronta con gli altri strumenti in questo progetto?
La chitarra non prevarica mai gli altri strumenti, ma cerca piuttosto di integrarli
in nome del messaggio musicale; non mi interessa il puro virtuosismo tecnico, ma
piuttosto il coinvolgimento emotivo dell’ascoltatore; mi propongo quindi di parlare
alla sua mente, al suo corpo, ma soprattutto al suo cuore, di metterlo in condizione
di percepire l’infinità di sensazioni e di colori che la musica può dare, attraverso
una cura particolare delle atmosfere e dei suoni.
3 - Quanto il viaggio o i viaggi hanno influenzato la tua musica?
Il viaggio è per me un momento di incontro con altre abitudini e tradizioni, ma
anche momento di crescita personale e di conoscenza, con l’intimo desiderio di vivere
un’esperienza di scambio ed arricchimento, attraverso contatti semplici ed autentici,
alla scoperta dei luoghi, delle persone e delle forme artistiche. Mi incuriosiscono
anche i viaggi immaginari nel tempo e nello spazio, l’intrecciarsi delle culture,
le contaminazioni. E tutto si traduce in una grande spinta alla ricerca musicale,
nello spirito di una libera sperimentazione, al di fuori delle logiche commerciali.
4 - La Casa del Jazz di Roma: scenario prestigioso che, dando spazio ad artisti
come te, dimostra di aprire gli orizzonti anche ad altri generi musicali.
Sono ovviamente molto grato alla Casa del Jazz, che nella figura del suo Direttore
Artistico Giampiero Rubei, mi ha offerto questa importante opportunità. Ed è di
buon auspicio scoprire che un Festival prestigioso sia così sensibile alle proposte
dei nuovi artisti, anche se questi si esprimono fuori dei confini del jazz più tradizionale;
un segno di grande attenzione al cambiamento, in sintonia con i processi di contaminazione
tra generi in corso nel jazz, musica che possiede da sempre una forte connotazione
multi-culturale.
Giancarlo Bastianelli, 2-agosto-2011
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Se è vero che non esistono incontri casuali, quando hai avuto la sensazione che non esistono linguaggi predefiniti ma solo energie vitali che spingono ad oltrepassare ogni confine musicale di “genere”?
Negli ultimi anni, dopo un periodo di ricerca interiore, ho compreso che la nostra mente non ha bisogno di barriere, che i limiti di pensiero che ci hanno insegnato in realtà non esistono; che dobbiamo entrare in sintonia con il profondo di noi stessi per liberare la creatività; e la prima forma della creatività è proprio la percezione del mondo intorno a noi.
Creatività è uno stato della nostra coscienza, quando ci abbandoniamo alle nostre sensazioni, e ciò che creiamo diventa semplicemente la scoperta di qualcosa che esiste già. La creatività è vivere con completezza la propria vita; siamo esseri unici, e dobbiamo cercare di esprimere la nostra energia vitale al di fuori dei generi predefiniti.
Ascoltando il tuo ultimo album si ha la sensazione che il Jazz incontri una “dinamica” tanto latina quanto world. È una scelta pensata o un moto incontrollato dell’anima?
La mia proposta musicale si muove sulla sottile linea di confine tra Jazz acustico e World Music; anche in questo lavoro, accostandomi con infinito rispetto ed ammirazione al mondo della musica latina, ho cercato di assorbirne con curiosità ed interesse i suoni, i colori e le sensazioni, lasciandomi condurre liberamente in questo incontro di culture, di persone, di emozioni e modi diversi di sentire la vita.
Il tempo e lo spazio sono forse convenzioni. Dove sono il tuo tempo ed il tuo spazio?
Il tempo costituisce un concetto molto particolare ma anche evanescente; e ci riesce molto più semplice vivere in un tempo passato o futuro piuttosto che nel “qui-e-ora”…
Ma l’unico tempo e l’unico spazio che contano sono - a mio modo di vedere - esattamente quelli che stiamo vivendo, poiché solo in questo instante ed in questo luogo possiamo concretamente fare qualcosa e quindi essere parte attiva e consapevole della nostra esistenza.
Quali sono i musicisti che, consapevolmente, hanno maggiormente influenzato il tuo modo di intendere il sound?
Durante la mia formazione classica rimasi molto affascinato dalle sonorità mediterranee e sudamericane di autori come Francisco Tarrega e Heitor Villa-Lobos, ma più tardi anche dalle ricerche timbriche ed espressive di grandi chitarristi acustici quali William Acherman, Alex De Grassi e John Mc Laughin.
In tempi più recenti sono stato profondamente incuriosito dal jazz, dalla tradizione di Wes Montgomery e Joe Pass, ma anche dalla contaminazione di generi di un colorista quale Pat Metheny.
Cosa ti ha spinto a realizzare questo album?
In un momento storico in cui la società globalizzata privilegia egoismo ed individualismo, ma purtroppo anche preoccupanti forme di razzismo ed integralismo religioso, ho sentito l’esigenza forte di lanciare un personale messaggio di apertura e di dialogo tra persone, puntando proprio sull’universalità della musica, forma di comunicazione senza confini, che permette di entrare in contatto con altre culture, di comprenderle e confrontarle con le nostre esperienze, in un clima di reciproco rispetto.
Ed in questo incontro tra diverse realtà, in questa visione globale che tutti noi dovremmo ricercare, credo ci sia una chiave per capire meglio il nostro mondo interiore, ma anche la reale possibilità di costruire un mondo migliore.
Come hai incontrato i tuoi partner? Cosa è accaduto durante l’incisione?
Durante la lavorazione dell’album ho avuto modo di collaborare con numerosi musicisti; oltre a coloro che avevano già partecipato al mio precedente album “Chronos”, molti altri sono stati prima emotivamente e poi professionalmente coinvolti dal nuovo progetto, man mano che la direzione latin jazz-world del lavoro si delineava chiaramente.
Maurizio Giammarco, Marco Siniscalco, Gianni Iorio, Rocco Zifarelli, Raul Scebba, Carlos Sarmiento, Umberto Vitiello, Raul Scebba, Sanjay Kansa Banik, Alex Taborri, Roland Ricaurte, Gnu Quartet: alcuni tra i grandi artisti che hanno donato la loro arte in piena libertà espressiva, e dai quali ho ricevuto molto sia a livello artistico che umano.
Quanto conta per te il “pubblico”? Esibirsi on-stage dà sensazioni differenti davvero così diverse dal suonare in studio?
Il concerto dovrebbe essere sempre un momento in cui un’artista trasforma lo spettacolo in un dialogo, in uno scambio intenso di emozioni con il pubblico; la forza di un artista non risiede quindi in una perfetta esecuzione, ma piuttosto nella sua capacità di coinvolgere il pubblico, nella generosità nel darsi completamente, raccontandosi attraverso la propria musica.
Questo trasporto emozionale risulta molto più difficile in sala di registrazione, laddove si è completamente soli davanti ad un microfono…
Una domanda poco originale ma che propongo a tutti gli artisti con cui parlo: qual è la situazione attuale della musica in Italia a tuo avviso?
La situazione della musica in Italia al momento non è affatto buona.
Prima di tutto c’è un grosso problema inerente il mercato discografico, fortemente danneggiato dalla pirateria, ma forse anche dalla eccessiva offerta, che non mette in condizione l’ascoltatore di identificare la qualità di un prodotto.
E’ scomparsa la vecchia figura del Produttore Discografico, che in passato scommetteva su un’artista investendo tempo e risorse, credendo fortemente nelle sue potenzialità; tale figura è ancora presente in pochissime etichette indipendenti, che non hanno altresì la forza commerciale per imporsi sul mercato.
Dal punto di vista puramente artistico sento un forte appiattimento su stili e modelli culturali dominanti nei mercati esteri, e sono veramente pochi i musicisti che osano proporre qualcosa di veramente nuovo, mai ascoltato prima, magari sperimentale.
In Italia si è vittime di un diffuso provincialismo che privilegia sempre quello che arriva dall’estero; e purtroppo sono pochissimi i mass media, le rassegne musicali, i Festival che fanno veramente qualcosa di innovativo per la musica italiana.
Ma non per questo bisogna perdere fiducia, in quanto posso testimoniare che in Italia ci sono moltissimi artisti di talento e molto preparati, i quali attendono di essere valorizzati e veicolati al grande pubblico; e per questo basterebbe solo una maggiore sensibilità artistica da parte degli operatori italiani del settore.
Dopo un Encuentro potremmo fermarci a dialogare con chi abbiamo incontrato… ho la sensazione che questo non sarà il tuo unico futuro. Quale progetto si agita nella tua mente o, se preferisci, nel tuo cuore?
Vorrei proseguire nel mio lavoro di ricerca musicale, approfondendo la conoscenza della musica africana, alla quale mi sono già avvicinato nei miei primi due album; ma spero anche di avere maggiori opportunità di suonare dal vivo con i miei musicisti, sia in Italia che all’estero.
Mi considero comunque una persona molto fortunata, come è chiunque ami profondamente una qualsiasi forma d’arte.
Essere sensibili alla bellezza e a tutto ciò che tocca il nostro profondo è una ricchezza ineguagliabile, un patrimonio personale che ci appartiene per sempre; anche se ciò si sconta con una estrema sensibilità nei confronti della vita quotidiana, che scorre intorno a noi sempre più incurante delle esigenze del mondo del cuore.
Fabrizio Ciccarelli, 2-agosto-2011
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Guidavo verso Londra all'inizio di questa settimana, e chiunque mi avesse accompagnato
avrebbe concluso che il mio lettore CD fosse difettoso, in quanto lo stesso album
suonava continuamente durante il tragitto.
Encuentro è proprio un incontro di questo tipo! Una volta percepito il caldo splendore,
vuoi che ciò si ripeta di nuovo.
Questo è il secondo album del chitarrista italiano Marco Albani, lavoro che conferma
pienamente la grande promessa del primo.
Con un moltitudine di ospiti musicali tra i quali Maurizio Giammarco, Marco Siniscalco
e Gnu Quartet, questa nuova avventura rappresenta l'apice dell’Italiano Latino,
musica dal Mediterraneo, ma raffinata in Sud America.
L’album Encuentro, con le sue undici tracce, copre un panorama musicale che va dall’eterea
"Cadeau Cadeau", al Tango di "Pasión" ed alla Bossa di "Carmen", raggiungendo infine
un villaggio andino con la suggestiva title track.
Questa è musica da vero artigiano, con più di un benevolo assenso a Pat Metheny.
Il caldo splendore parte da qui!
Stewart Coxhead, 1-aprile-2010
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E' con grande piacere che mi accingo a recensire in anteprima, in uscita ufficiale
dal 1° aprile 2010, questo secondo album di Marco Albani. Un artista a tutto tondo,
un amico sincero e persona dai modi affabili e gentili che traspirano dalla sua
musica, composta e suonata con la passione e l'entusiasmo di un ragazzo, ma con
l'accuratezza e il tocco, che l'esperienza di anni votati allo strumento, hanno
portato a questo ottimo album strumentale
Molto più maturo e personalmente più bello del album d'esordio Chronos, del quale
consiglio assolutamente l'ascolto, Encuentro è davvero un bel CD, pieno di belle
canzoni, belle idee, che vanno aldilà della tecnica e degli ottimi e quotati musicisti
che ne hanno preso parte (di cui parleremo più avanti).
Un lavoro da solista ma anche molto di équipe, dove tutti gli strumentisti hanno
dato il loro contributo in piena libertà, nel vero spirito della musica, dando quel
qualcosa in più che, però, non va a stravolgere lo stile di Marco, ma aggiunge tasselli
pregiati in un mosaico visibile solo alla fine dell'ultimo brano, dandone un'idea
di insieme molto forte.
Un percorso insomma, partito dalle sponde del Mediterraneo con Chronos fino ad arrivare
oltre oceano, verso lidi molto sudamericani, ma che portano con se quel qualcosa
che solo noi europei abbiamo: quel misto a malinconia e stupore nel contatto con
altrui culture, rimanendone affascinati e trasportati.
E proprio questo trasporto mi sembra abbia portato il nostro Marco ad osare di più,
ad andare oltre alcuni schemi che, seppur bellissimi, sembravano poterlo chiudere
in un genere etichettato, ma dal quale, qui, esce vittorioso.
Un viaggio attraverso le canzoni
Cadeau Cadeau
Il CD inizia con questo brano molto delicato, introdotto da un canto africano, la
chitarra classica intreccia una melodia semplice, intrecciata con dei bei soli di
flauto, il tutto supportato da una preziosa base di percussioni come il sabar, djembe
e ocean drum ed ovviamente batteria che pervadono il brano portandoci con la mente
in posti suggestivi; ottimo il voicing di Umberto Vitiello, che ha dato davvero
tanto in questo lavoro, su quasi ogni brano.
Pasión
La passione vera in musica ha una sola parola: Tango. Si attraversa l'oceano in
questo viaggio di allontanamento dal Mare Nostrum, per esplorare orizzonti musicali
tanto cari al nostro Albani. Il Bandoneon e la sei corde creano quel gioco di gambe
e corpi, quella passione e tensione erotica che solo il tango sa creare. Da brividi
il solo, lasciato a questo strumento tipico, suonato con maestria da Gianni Iorio.
Ottimi l'arrangiamento d'archi del Gnu Quartet e una nota di merito per il basso,
giro accattivante e suono davvero molto caldo. Uno dei miei brani preferiti.
Hermano
Sonorità che nascono da una intelligente fusion tra flamenco e salsa, con molte
influenze new age, fanno di Hermano un brano molto piacevole. Marco riesce a creare
melodie disarmanti con la sua classica, lasciando spazi significativi agli altri,
come in questo caso, dove la parte solistica è affidata all' Accordion di Francesco
Sciarretta. Ottimo lavoro del percussionista Roland Ricaurte, che ritroviamo in
parecchi brani, anche come vocalist.
Edson Arantes
Voliamo in Brazil, per questa allegra e movimentata samba, con il cesello dell'Hammond
di Martino Onorato e lo strepitoso Vitiello a tutto ciò che si possa percuotere!
O Meu Avo
Dedicato al nonno Ottavio, che gli ha trasmesso l'amore per la musica, è un brano
molto intimo, (l'unico non strumentale) con un testo cantato in brasiliano dall'immancabile
Vitiello, che ha curato anche la stesura di parole (molto belle, presenti all'interno
del molto curato booklet), che toccano il cuore e l'anima. Una musica struggente,
una voce calda, supportata da un bellissimo arpeggio di chitarra e un tappeto di
tastiere, sfociano poi in un jazz-fusion dove troviamo uno dei momenti più belli
di tutto l'album: l'assolo di sax soprano di Maurizio Giammarco.
Aladdin Dance
Musicalità indiane e arabe, per una collaborazione prestigiosa. Ottimo trio per
questo brano, tra i più sperimentali ed azzeccati, per quanto ancora più lontano
come cultura musicale rispetto agli altri. Questa danza vede il prezioso contributo
di Rocco Zifarelli che, per una volta, lascia a casa l'amata sei corde per suonare
un eletric oud, strumento particolarissimo di origine turca, un misto sonoro tra
sitar e buzuki, una cosa fantastica. Il tutto sostenuto da Sanjay Kansa Banik, fantastico
suonatore di Tabla indiane, uno degli strumenti a percussione dal suono più bello
ma terribilmente difficile da suonare. Assolutamente da ascoltare!
Encuentro
La title-track è un tripudio di colori e festa, una dedica personalissima di Marco
ad una delle musiche che ha più amato: quella degli Inti Illimani.
Carmen
Brano di ispirazione bossa, con una linea melodica di chitarra molto intimista.
Arrangiamenti molto old style, con i bellissimi archi dei Gnu Quartet ed il flauto
di Marco Moro ad impreziosire i passaggi armonici più delicati. Sognante.
Brazilian Gipsy
Un nome che praticamente spiega il genere che rappresenta, allegra ed ottimamente
suonata.
Buena Suerte
Ed ecco spuntare, tanto attesa quanto insperata, questa fantastica salsa cubana.
Il clichè del pianoforte e il preciso ritmo delle congas tumbadora e dei timbales
non mentono, ma l'incastro ritmico melodico, molto jazz oriented, da all'ascoltatore
un quadro d'insieme che questo non sia solo un passaggio obbligato, come omaggio
ad uno dei generi fondamentali della zona caraibica, quanto invece un punto di arrivo.
Cuba come massima espressione della dedizione alla musica, ballata o suonata che
sia. Da menzionare ovviamente il piano suonato da Carlos Sarmiento e il contrabbasso
di Marco Siniscalco.
Niños Por Siempre
Se c'è una cosa che adoro in un album è di arrivare all'ultima traccia per ascoltare
la mia preferita. Almeno personalmente mi accade solo nei vecchi LP che hanno tappezzato
il mio percorso di vita. Questo è uno di quei album, dove questa Niños Por Siempre
rimane il mio brano preferito. Sarà per quel non so che di malinconico misto a sognante,
quel rimanere sospesi in una melodia che insegue se stessa o quell'intercalare ritmico
trascinante. Per quanto mi riguarda un piccolo capolavoro. Bambini per sempre, è
quello che siamo un po' tutti noi, amanti della buona musica, suonata, ballata,
ascoltata, amata.
Conclusioni
Marco Albani è un artista e un musicista eclettico, prima ancora che un chitarrista,
e questo risalta subito al primo ascolto di Encuentro. Un titolo quanto mai azzeccato
per questo incontro di culture, musica e artisti che vengono da generi e stili (ed
anche stati) diversissimi, e che Marco ha avuto la grande visione e merito di riunire
in un solo album, in una sola musica.
Infine volevo sottolineare nuovamente l'incredibile lavoro fatto in studio, nel
gestire un numero così elevato (ben 25!) di musicisti di livello altissimo, su tutti
lo strepitoso Umberto Vitiello, che, per nulla togliere agli altri validissimi musicisti,
sembra dare ai brani quella marcia in più quando nel booklet si legge il suo nome.
Alessandro Alviti, 2-aprile-2010
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In Italia è difficile farsi strada in campo musicale. Spesso troppo difficile. Dinamiche
siderali impossibili creano ogni tanto il miracolo. E qualche volta, nonostante
la critica si accorga anche di te, e magari hai già fatto un numero enorme di anni
di gavetta, comunque siamo lontani anni luce da reali possibilità commerciali.
Marco Albani è uno splendido chitarrista. Ed un ottimo compositore.
E’ una bella anima. Ha una sensibilità non comune.
Non credo di offenderlo dandogli dell’Artigiano della Musica. E dei più competenti
e perfetti: un cesellatore.
Una radio americana, Smooth Jazz, molto autorevole nel settore, ha scritto di lui,
scomodando addirittura paragoni con un Grande come Pat Metheny, che il suo stile
è “vivace e cinematografico".
Ha inciso due dischi: “Chronos" nel 2007 e “Encuentro" uscito pochi giorni fa. Nel
suo sito (www.marcoalbani.com) dichiara come suo “Concept" di “comunicare idee ed
emozioni attraverso il suono…una forma di comunicazione senza confini, che permette
di entrare in contatto con altre culture, di comprenderle e confrontarle con le
nostre esperienze….una musica fatta di passione ed ispirazione, che spera di parlare
al corpo, al cuore o alla mente di chiunque sia pronto ad ascoltarla".
Marco Albani fa esattamente questo. Ti prende con le sue atmosfere soffuse, con
il suono pizzicato della sua chitarra rigorosamente classica, con le sue melodie
senza luogo e senza tempo.
L’atmosfera è carattere assolutamente distintivo della sua musica. Ogni brano è
a sè. Potrei definirla musica “a colori". Se chiudo gli occhi ogni brano mi racconta
di colori e sensazioni diverse. Si passa dal caldo del deserto africano nel ristoro
di un’oasi ("Agua", brano di apertura di Chronos), alle vie di Napoli nel ricordo
affettuoso di un amico di tutti ("Au Revoir Massimo", dedicato a Massimo Troisi,
nello stesso CD), dal languire nell’indolenza dell’abbraccio del “Mare del Sud"
alla quieta certezza dell’unica strada possibile nella vita, l’Amore ("Love….The
Only Way"), dove la sensazione è quella di guardare negli occhi sinceri della donna
che ami. E poi si balla il tango in “Pasion" e la palla scivola tra un dribbling
ed una finta sulla spiaggia di Bahia in “Edson Arantes" colpita dai piedi di un
piccolo giocatore che sogna di diventare grande, mentre in “Carmen" è ancora il
caldo ed il vento dell’Atlantico sulla morbida spiaggia di Itapoa, sorseggiando
Agua de Coco con Toquinho e Vinicious.
Questa infinità di sensazioni, di colori, si esprime, e non potrebbe essere diversamente,
attraverso una cura ed una ricerca approfondita dei suoni. In “Cadeau Cadeau" un
flauto venuto da chissà dove suona in lieve dissonanza mentre le percussioni creano
un tappeto sonoro fantasioso. In “Aladdin Dance" la struggente melodia della chitarra
di Marco arricchita dall’eletric oud di Rocco Zifarelli si appoggia sulle tabla
indiane, percussione dalla sonorità particolare. Il charango la fa da padrone in
“Encuentro", dove sembra che gli Inti-Illimani siano venuti a fargli visita.
Ovviamente ai suoni etnici si accompagnano anche suoni più classici di certe sonorità
di jazz caldo: l’Hammond colora di tinte Rythm’n'Blues "Edson Arantes" insieme ad
una sezione di fiati luminosa. Il sax di Maurizio Giammarco disegna un assolo di
grande stile nell’unico brano cantato del secondo disco “Au Meu Avo".
E così si viaggia nel tempo. Se quest’ultimo brano ci racconta di un nonno con la
passione per la musica, con “Pasion" sembra di trovarsi nel fumoso salone di Tango
di una Buenos Aires dei primi anni ‘50. Con “Buena Suerte" veniamo lanciati nella
Cuba del mambo di un’epoca apparentemente lontana, mentre la già citata "Au Revoir…"
suona primi anni del secolo passato.
La musica di Marco Albani è così. Lui è talmente bravo ad assorbire suoni, emozioni
e sensazioni, e ad infonderle nella sua musica che, pur nella vastità degli spazi
e degli argomenti, si impone il suo stile. E’ così, Marco ha un suo stile.
Fernando Casaretti, 21-maggio-2010
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A quattro anni dall’album di esordio (Chronos) il chitarrista Marco Albani si ripropone
con un lavoro piuttosto maturo e variegato sia nelle atmosfere che nei generi musicali.
Una sorta di fusion che comprende atmosfere latine, jazz, africane, il tutto condito
con i fraseggi della chitarra classica dell’autore.
Tantissimi gli ospiti chiamati ad impreziosire il disco, tra gli altri: Maurizio
Giammarco, Rocco Zifarelli, Umberto Vitiello e Gnu Quartet.
Encuentro rappresenta un viaggio dove ogni brano è una meta musicale, anche se il
Brasile sembrerebbe quella preferita da Albani; l’unico brano non strumentale (O
Meu Avo) è cantato in portoghese da Vitiello.
Un lavoro certamente raffinato e destinato a chi desideri "perdersi" con l’ascolto
di piacevoli melodie e arrangiamenti di classe e maestria.
- Voto artistico: 7
- Voto tecnico: 8
Paolo Perilli - novembre 2010 (Suono n°446)
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Album antologico del chitarrista Marco Albani, dedicato alle proprie radici e passioni
musicali.
Ben undici tracce che spaziano dalla musica latina a quella brasiliana, mediterranea
ed africana.
La chitarra di Albani vola alta sulle diverse melodie ed atmosfere più o meno etniche,
facendo da collante tra gli interventi di grandi musicisti di diversa estrazione.
Troviamo infatti tra i molti musicisti intervenuti Maurizio Giammarco al sax, Marco
Siniscalco al contrabbasso, Gianni Iorio al bandoneon, Carlo Sarmiento al piano,
lo Gnu Quartet agli archi, Rocco Zifarelli all’oud, ed una nutrita schiera di percussionisti
tra cui citiamo: Umberto Vitello, Raul Scebba, Sanjay Kansa Banik, Roland Ricaurte
e Valerio Perla.
Un viaggio piacevolissimo tra mondi differenti ma contigui, consigliato a tutti
gli appassionati della musica acustica di buona qualità.
Antonio Gentile, luglio 2010
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Per tutto l'inverno il grigiore ed il freddo hanno condizionato il mio stato d'animo,
il traffico, la fretta indiavolata e caotica della città hanno oppresso il mio cuore,
un pensiero sempre più pressante si è fatto strada nella mia mente: “ma dove andiamo
così di corsa, cosa tentiamo di raggiungere, ottenere, conquistare?" Sento assoluto
il bisogno di un respiro diverso...
Ed eccolo che arriva, nascosto in un piccolo, prezioso dono e mi lascia sospesa.
“Encuentro" entra così nella mia vita: in un pomeriggio di sole, accendendo la musica,
so che ci vorrà poco perché passi attraverso la pelle, qualche minuto, le orecchie
piene di note, gli occhi fissi sullo spicchio di azzurro profondo e un raggio di
sole tutto per me, solo qualche attimo ed è come se Harry Potter mi avesse regalato
la sua magica “Passaporta"!
Secondo CD di Marco Albani, dopo “Chronos", “Encuentro" dimostra subito di essere
coerente con lo stile del suo autore, ma allo stesso tempo rappresenta una crescita
musicale: fraseggi che fluiscono morbidi, semplici da seguire, ideali per accompagnare
i diversi momenti della giornata, ma anche costruzione musicale articolata e precisa,
importanti collaborazioni... questa analisi però la lascio volentieri ai “tecnici",
ai critici accreditati del settore; io preferisco “sentire" la musica di Marco senza
troppe sovrastrutture, per godere appieno della sensazione di benessere che mi trasmette,
per capire con il cuore senza bisogno di spiegazioni dettagliate, i pensieri e i
sentimenti, messaggio intrinseco ad ogni creazione artistica.
L'impressione più forte che ricevo è di vitalità, positività, altruismo, curiosità
ed amore per la vita e per il mondo, ed è per questo che mi sembra un regalo. E'
un viaggio che inizia... si va in America Latina! E come una bolla di sapone riflette
tutto ciò che vi si specchia, così “Encuentro", con la ricchezza e la varietà di
suoni e strumenti, conduce l'ascoltatore in un viaggio che arriva direttamente all'anima
del mondo latino.
Con il primo brano, “Cadeau Cadeau", sembra davvero di essere in movimento: con
un biplano sorvolando terre e mare, a bordo di un vecchio autobus per strade di
terra asciutta, il cielo comincia a scorrere davanti agli occhi, la musica regala
immagini e colori, di posti già visti, di altri solo sognati, e forte la sensazione
di essere parte integrante di un mondo senza confini.
“Pasion", il nu-tango, mi fa un inchino e m'invita a ballare, chiudo gli occhi e
sono a Buenos Aires… uno, due, tre, il bandoneon di Gianni Iorio e la chitarra di
Marco Albani conducono la danza accompagnati da archi, tastiere e basso, suscitando
il desiderio di sapersi muovere per condividerne il segreto linguaggio.
Il viaggio continua e mi porta in Brasile con il samba-jazz di “Edson Arantes",
e con la bellissima “O Meu Avo" scopro la voce di Umberto Vitiello, ed un frammento
di ricordo canta, con il sax soprano di Maurizio Giammarco, il grazie di Marco ad
un nonno che gli ha lasciato in eredità l'amore per la musica. Le note, le parole,
il timbro della voce, la melodia, tutto è poesia!
L'atmosfera cambia ancora con i ritmi andini di “Encuentro", brano che dà il titolo
all'intero album, e con il quale sembra di arrivare su un altopiano peruviano vicini
a Cuzco e a Machu Picchu e poi, con un pizzico di magia musicale, nel mezzo di un
mercato guatemalteco, immersi in quegli assoluti rosso, giallo, verde e arancio,
e ancora, fra le strade di La Paz, a cercare le storie degli Incas tracciate dal
freddo e dal sole sui volti dei boliviani, chitarra, maracas, charango a raccontarcele.
Cuba mi prende alla sprovvista, e con il son “Buena Suerte" i miei piedi cominciano
a muoversi da soli, prima che io riesca a trattenerli!
Il nuovo CD di Marco Albani è un vento caldo, di aria nuova, è un sorriso di amicizia,
è soprattutto il contributo alla musica di un poeta generoso, perché, come dice
Proust: “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere
nuovi occhi".
Luisa Lenti Rana , marzo 2010
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Marco Albani, chitarrista e compositore, ci fa visita passando per il Mediterraneo.
Il musicista romano arricchisce la sua musica con abbaglianti trame da questa regione,
ma anche con suoni dal Sud America.
Marco è riuscito ad assorbire nella sua musica il calore e l'energia di questi luoghi,
per creare un sognante ambiente di ascolto.
L’approccio di Marco alla musica è attraverso lo studio della batteria e delle percussioni
così, mentre la chitarra classica è il suo principale strumento, la sensibilità
rimane ricca e profonda.
La sue influenze sono molteplici, ma egli identifica tre chitarristi importanti:
sono Wes Montgomery, Joe Pass e il "colorista" Pat Metheny.
Come Metheny, lo stile di Marco Albani è vivace e cinematografico.
CHRONOS rivela melodie stupende e toccanti, e ritmi prodotti da insoliti strumenti
come il charango, il bandoneon e il kamanja, creando un world-fusion sound che sicuramente
trasporterà l'ascoltatore.
Il sito di Marco afferma che CHRONOS "è permeato dall’ idea di una etno-world music
globale…", fornendo così la possibilità di "viaggiare" attraverso il ritmo e la
melodia.
C’è una appassionata combinazione di musica, melodia e movimento in questo progetto.
Devo dire che questa è una deliziosa scoperta, e riafferma la nostra visione di
raggiungere tutto il mondo per introdurre nuove musiche su SmoothJazz.com, che è
davvero una piattaforma globale per gli appassionati di musica.
Marco riassume la raccolta di composizioni come "un personale percorso compositivo
e stilistico, in una dimensione spazio-temporale senza confini".
Bravissimo, Marco!
Sandy Shore, 15-March-2007
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Sensazione di serenità mista a gioia di vivere e toccanti arrivederci, un album
di ricordi, la pioggia, la sensualità, ma soprattutto: il Mediterraneo. Marco Albani
è un ottimo chitarrista classico e compositore romano. Ma in quest'album io sento
il mare di Sicilia, la voce dell'Africa, le onde del mare aperto.
Certo,
l'uso di percussioni orientali e africane, i campionamenti vocali di cori arabi,
una miscela di ritmi che a volte mi ricordano gli Agricantus o album di Pat Metheny
quali Secret Story, del quale il buon Marco non fa mistero di aver preso a modello
di ispirazione, ma siamo ben lontani dal considerare questo lavoro una citazione
a grandi lavori.
Un'ottima
vena compositiva, che porta la chitarra a non essere il centro del mondo, bensì
un punto di riferimento ad una concezione musicale che va oltre il proprio strumento.
Il piano, i sempre favolosi intrecci delle percussioni, suonate con sapienza su
basi campionate, mai ingombranti, esaltano la melodia e quel calore che solo le
corde di nylon sanno dare. Gli echeggi del mare e di un'estate che porta con se
sentimenti contraddittori, la pace e la malinconia in Mirage, la stupenda armonia
delle curve sinuose di una Esmeralda, il charango e il bandoneon in Tuareg, solo
un esempio di un album sicuramente da ascoltare più volte per poterne cogliere la
quint'essenza, di una musica mai fine a se stessa.
Un elogio
particolare al Marco chitarrista, mai banale o scontato, la chitarra registrata
e suonata in modo impeccabile non sovrasta mai gli altri strumenti, ma li esalta.
Flamenco Para Ti: come trasmettere passione e sensualità con le proprie mani, le
dita e il cuore che diventano una cosa sola, poi la ottima visione musicale, che
spazia davvero oltre confine, ma rimanendo sempre appassionatamente italiana. Il
sapore di Napoli, nel favoloso finale minuto o poco più dedicato al mai troppo compianto
Massimo Troisi, una festa di chitarra e mandolini, toccante.
La qualità
del cd è semplicemente impeccabile, ottima la produzione e gli arrangiamenti, assolutamente
professionale nel contenuto, magari un po' scarna nel booklet e un concetto grafico
secondo me troppo grigio, che non esalta invece i colori che la musica sa esprimere.
Questo
artista mi ricorda molto Francesco Bruno, altro ottimo chitarrista compositore della
scena romana fine 80, inizio 90, del quale Marco Albani eredita quantomeno la classe
e lo stile e al quale auguro l'ottimo riscontro avuto all'estero e consensi per
quest'album che vale davvero la pena di essere acquistato.
Alessandro
Alviti, 27 Febbraio 2007
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A volte per assaporare la magia di un disco non abbiamo bisogno di parole; proprio
così, il nuovo album di Marco Albani dal titolo “Chronos" non necessita del testo
per colpire il cuore dell’ascoltatore. Tutto il disco ripercorre un viaggio musicale
tra oriente e occidente, con i suoni eccellenti di una chitarra che ci culla in
un viaggio carico di pathos.
Tutti i brani proposti in questo CD, dalla prima traccia “Agua" a “Esmeralda", “Agadir",
“Tuareg" o “Au Revoir, Massimo" dedica struggente a Massimo Troisi, incantano a
tal punto che riesce a cogliere l’ascoltatore sin dalla prima nota e lo conduce
felice fino alla fine del disco, immemore del tempo che passa, guidato solo dalle
emozioni del cuore, trainato dalla liricità della musica suonata.
Tutto l’album è carico di questi suoni mediterranei-ispanici e a volte orientali.
Meraviglioso lo svolgersi armonioso di tutte e dieci le tracce, gli assoli di chitarra
sono dinamici. Che dire ancora, assolutamente un Genio.
Alba Cosentino, 03 aprile 2007
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Le atmosfere immaginifiche che suscita questo disco sono molteplici e partono da
“Agua" che probabilmente è il brano più significativo di questo full-lenght di 10
brani.
Acoustic-jazz pacato che si insinua nella mente dell’ascoltatore, attraverso un
sound farcito di percussioni (tipiche di terre lontane) con partiture soavi. Interessante
l’idea delle backing vocals su “Esmeralda" e la cadenzata melodia di “Mirage".
Un album pieno di espedienti interessanti e mai banali: a tal proposito si veda
la canzone dedicata a Massimo Troisi “Au Revoir, Massimo", languida e malinconica.
Delle ottime idee ben suonate e ben messe in mostra in questo Chronos, identificano
la band di Marco Albani grazie alla tecnica (buona) e alle atmosfere dirette ma
mai forzate.
Stefano De Vito, 4 Aprile 2007
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L’alba al Cairo è contraddistinta sempre dallo stesso scenario: i primi raggi di
sole che colpiscono le cime delle piramidi, il debole vento del deserto che muove
intorno ad esse la sabbia, il pigro incedere sul Nilo di piccole imbarcazioni di
pescatori sospinte da vele latine, l’echeggiare in lontananza della preghiera del
Muezzin dall’alto di un minareto, solo la musica di sottofondo è cambiata, è quella
di “Mirage" o di “Agadir" oppure di “Agua".
Subito dopo, davanti alle coste della Turchia, ad essere illuminata dal sole è l’isola
greca di Samos, e la musica è quella di “Melina" o di “Mare del Sud". Nel parco
del Serengheti in Tanzania invece, a salutare l’arrivo di un nuovo giorno nel “veld"
africano sono le note di “Esmeralda", a Bahia San Salvador al contrario, quelle
di "Edson Arantes" o di “Carnival". Ma poi, dopo aver compiuto la sua parabola,
ecco che il sole lascia spazio alla notte, una notte tipicamente spagnola alla Ramblas
di Barcellona, una notte dai caratteristici colori e sapori catalani, una notte
salutata da “Flamenco para ti" mentre, poco più tardi, all’Havana, nella lontana
Isola di Cuba, in alcuni piccoli ristoranti affacciati sul porto si gustano i gamberi
del “Morro", il saluto alla sera a portarlo è la melodia di “Hermano".
Una descrizione surreale? Assolutamente no, semplicemente quello che i tanti spettatori
presenti hanno potuto immaginare durante il concerto del chitarrista Marco Albani
tenutosi mercoledì 1 agosto nella corte di Forte Sangallo a Nettuno (…)
L’incontro musicale con il gruppo di Albani ha saputo essere bello, soave ma in
particolare, per la tipologia delle sue melodie, del tutto nuovo.
Accompagnato al piano da Martino Onorato, da Andy Bartolucci alla batteria e alle
percussioni, Marco Valerio Cecilia alla chitarra ritmica e da Menotti Minervini
al basso, il giovane compositore ha dato vita così a “Chronos", un mix di sonorità
e ritmi con ognuna delle quali si potrebbe fare tranquillamente la colonna sonora
di un film.
Alcuni dei suoi brani, interpretati da Albani in assolo, hanno dimostrato di quali
virtuosismi sia capace questo giovane chitarrista mentre, purtroppo in un solo pezzo
(O meu avô) è stato possibile apprezzarlo accompagnato da una brava e bella Cristina
Fabarro al flauto traverso. (…)
Tito Peccia, 1-Settembre-2007
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