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Marco Albani, chitarrista e compositore, ci fa visita passando per il Mediterraneo.
Il musicista romano arricchisce la sua musica con abbaglianti trame da questa regione,
ma anche con suoni dal Sud America.
Marco è riuscito ad assorbire nella sua musica
il calore e l'energia di questi luoghi, per creare un sognante ambiente di ascolto.
L’approccio di Marco alla musica è attraverso lo studio della batteria e delle percussioni
così, mentre la chitarra classica è il suo principale strumento, la sensibilità
rimane ricca e profonda.
La sue influenze sono molteplici, ma egli identifica tre
chitarristi importanti: sono Wes Montgomery, Joe Pass e il "colorista" Pat Metheny.
Come Metheny, lo stile di Marco Albani è vivace e cinematografico.
CHRONOS rivela
melodie stupende e toccanti, e ritmi prodotti da insoliti strumenti come il charango, il bandoneon e il kamanja, creando un world-fusion sound che sicuramente trasporterà
l'ascoltatore.
Il sito di Marco afferma che CHRONOS "è permeato dall’ idea di una
etno-world music globale…", fornendo così la possibilità di "viaggiare" attraverso
il ritmo e la melodia.
C’è una appassionata combinazione di musica, melodia e movimento
in questo progetto. Devo dire che questa è una deliziosa scoperta, e riafferma la
nostra visione di raggiungere tutto il mondo per introdurre nuove musiche su SmoothJazz.com, che è davvero una piattaforma globale per gli appassionati di musica.
Marco riassume
la raccolta di composizioni come "un personale percorso compositivo e stilistico,
in una dimensione spazio-temporale senza confini".
Bravissimo, Marco!
Sandy Shore, 15-March-2007
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Sensazione
di serenità mista a gioia di vivere e toccanti arrivederci, un album di ricordi,
la pioggia, la sensualità, ma soprattutto: il Mediterraneo. Marco Albani è un ottimo
chitarrista classico e compositore romano. Ma in quest'album io sento il mare di
Sicilia, la voce dell'Africa, le onde del mare aperto.
Certo, l'uso di percussioni
orientali e africane, i campionamenti vocali di cori arabi, una miscela di ritmi
che a volte mi ricordano gli Agricantus o album di Pat Metheny quali Secret Story,
del quale il buon Marco non fa mistero di aver preso a modello di ispirazione, ma
siamo ben lontani dal considerare questo lavoro una citazione a grandi lavori.
Un'ottima
vena compositiva, che porta la chitarra a non essere il centro del mondo, bensì
un punto di riferimento ad una concezione musicale che va oltre il proprio strumento.
Il piano, i sempre favolosi intrecci delle percussioni, suonate con sapienza su
basi campionate, mai ingombranti, esaltano la melodia e quel calore che solo le
corde di nylon sanno dare. Gli echeggi del mare e di un'estate che porta con se
sentimenti contraddittori, la pace e la malinconia in Mirage, la stupenda armonia
delle curve sinuose di una Esmeralda, il charango e il bandoneon in Tuareg, solo
un esempio di un album sicuramente da ascoltare più volte per poterne cogliere la
quint'essenza, di una musica mai fine a se stessa.
Un elogio particolare al Marco
chitarrista, mai banale o scontato, la chitarra registrata e suonata in modo impeccabile
non sovrasta mai gli altri strumenti, ma li esalta.
Flamenco Para Ti: come trasmettere
passione e sensualità con le proprie mani, le dita e il cuore che diventano una
cosa sola, poi la ottima visione musicale, che spazia davvero oltre confine, ma
rimanendo sempre appassionatamente italiana. Il sapore di Napoli, nel favoloso finale
minuto o poco più dedicato al mai troppo compianto Massimo Troisi, una festa di
chitarra e mandolini, toccante.
La qualità del cd è semplicemente impeccabile, ottima
la produzione e gli arrangiamenti, assolutamente professionale nel contenuto, magari
un po' scarna nel booklet e un concetto grafico secondo me troppo grigio, che non
esalta invece i colori che la musica sa esprimere.
Questo artista mi ricorda molto
Francesco Bruno, altro ottimo chitarrista compositore della scena romana fine 80,
inizio 90, del quale Marco Albani eredita quantomeno la classe e lo stile e al quale
auguro l'ottimo riscontro avuto all'estero e consensi per quest'album che vale davvero
la pena di essere acquistato.
Alessandro Alviti, 27 Febbraio 2007
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A volte per assaporare la magia di un disco non abbiamo bisogno di parole; proprio così, il nuovo album di Marco Albani dal titolo “Chronos” non necessita del testo per colpire il cuore dell’ascoltatore. Tutto il disco ripercorre un viaggio musicale tra oriente e occidente, con i suoni eccellenti di una chitarra che ci culla in un viaggio carico di pathos.
Tutti i brani proposti in questo CD, dalla prima traccia “Agua” a “Esmeralda”, “Agadir”, “Tuareg” o “Au Revoir, Massimo” dedica struggente a Massimo Troisi, incantano a tal punto che riesce a cogliere l’ascoltatore sin dalla prima nota e lo conduce felice fino alla fine del disco, immemore del tempo che passa, guidato solo dalle emozioni del cuore, trainato dalla liricità della musica suonata.
Tutto l’album è carico di questi suoni mediterranei-ispanici e a volte orientali.
Meraviglioso lo svolgersi armonioso di tutte e dieci le tracce, gli assoli di chitarra sono dinamici. Che dire ancora, assolutamente un Genio.
Alba Cosentino, 03 aprile 2007
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Le atmosfere immaginifiche che suscita questo disco sono molteplici e partono da “Agua” che probabilmente è il brano più significativo di questo full-lenght di 10 brani.
Acoustic-jazz pacato che si insinua nella mente dell’ascoltatore, attraverso un sound farcito di percussioni (tipiche di terre lontane) con partiture soavi.
Interessante l’idea delle backing vocals su “Esmeralda” e la cadenzata melodia di “Mirage”.
Un album pieno di espedienti interessanti e mai banali: a tal proposito si veda la canzone dedicata a Massimo Troisi “Au Revoir, Massimo”, languida e malinconica.
Delle ottime idee ben suonate e ben messe in mostra in questo Chronos, identificano la band di Marco Albani grazie alla tecnica (buona) e alle atmosfere dirette ma mai forzate.
Stefano De Vito, 4 Aprile 2007
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Al forte Sangallo un coinvolgente concerto del chitarrista Marco Albani
Virtuosismo con anima
L’alba al Cairo è contraddistinta sempre dallo stesso scenario: i primi raggi di sole che colpiscono le cime delle piramidi, il debole vento del deserto che muove intorno ad esse la sabbia, il pigro incedere sul Nilo di piccole imbarcazioni di pescatori sospinte da vele latine, l’echeggiare in lontananza della preghiera del Muezzin dall’alto di un minareto, solo la musica di sottofondo è cambiata, è quella di “Mirage” o di “Agadir” oppure di “Agua”.
Subito dopo, davanti alle coste della Turchia, ad essere illuminata dal sole è l’isola greca di Samos, e la musica è quella di “Melina” o di “Mare del Sud”.
Nel parco del Serengheti in Tanzania invece, a salutare l’arrivo di un nuovo giorno nel “veld” africano sono le note di “Esmeralda”,
a Bahia San Salvador al contrario, quelle di "Edson Arantes" o di “Carnival”.
Ma poi, dopo aver compiuto la sua parabola, ecco che il sole lascia spazio alla notte, una notte tipicamente spagnola alla Ramblas di Barcellona, una notte dai caratteristici colori e sapori catalani, una notte salutata da “Flamenco para ti” mentre, poco più tardi, all’Havana, nella lontana Isola di Cuba, in alcuni piccoli ristoranti affacciati sul porto si gustano i gamberi del “Morro”, il saluto alla sera a portarlo è la melodia di “Hermano”.
Una descrizione surreale? Assolutamente no, semplicemente quello che i tanti spettatori presenti hanno potuto immaginare durante il concerto del chitarrista Marco Albani tenutosi mercoledì 1 agosto nella corte di Forte Sangallo a Nettuno (…)
L’incontro musicale con il gruppo di Albani ha saputo essere bello, soave ma in particolare, per la tipologia delle sue melodie, del tutto nuovo.
Accompagnato al piano da Martino Onorato, da Andy Bartolucci alla batteria e alle percussioni, Marco Valerio Cecilia alla chitarra ritmica e da Menotti Minervini al basso, il giovane compositore ha dato vita così a “Chronos”, un mix di sonorità e ritmi con ognuna delle quali si potrebbe fare tranquillamente la colonna sonora di un film.
Alcuni dei suoi brani, interpretati da Albani in assolo, hanno dimostrato di quali virtuosismi sia capace questo giovane chitarrista mentre, purtroppo in un solo pezzo (O meu avô) è stato possibile apprezzarlo accompagnato da una brava e bella Cristina Fabarro al flauto traverso. (…)
Tito Peccia, 1-Settembre-2007
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