L'alba al Cairo è contraddistinta sempre dallo stesso scenario: i primi raggi di sole che colpiscono le cime delle piramidi, il debole vento del deserto che muove intorno ad esse la sabbia, il pigro incedere sul Nilo di piccole imbarcazioni di pescatori sospinte da vele latine, l'echeggiare in lontananza della preghiera del Muezzin dall'alto di un minareto, solo la musica di sottofondo è cambiata, è quella di "Mirage" o di "Agadir" oppure di "Agua".
Subito dopo, davanti alle coste della Turchia, ad essere illuminata dal sole è l'isola greca di Samos, e la musica è quella di "Melina" o di "Mare del Sud". Nel parco del Serengheti in Tanzania invece, a salutare l'arrivo di un nuovo giorno nel "veld" africano sono le note di "Esmeralda", a Bahia San Salvador al contrario, quelle di "Edson Arantes" o di "Carnival". Ma poi, dopo aver compiuto la sua parabola, ecco che il sole lascia spazio alla notte, una notte tipicamente spagnola alla Ramblas di Barcellona, una notte dai caratteristici colori e sapori catalani, una notte salutata da "Flamenco Para Ti" mentre, poco più tardi, all'Havana, nella lontana Isola di Cuba, in alcuni piccoli ristoranti affacciati sul porto si gustano i gamberi del "Morro", il saluto alla sera a portarlo è la melodia di "Hermano".
Una descrizione surreale? Assolutamente no, semplicemente quello che i tanti spettatori presenti hanno potuto immaginare durante il concerto del chitarrista Marco Albani tenutosi mercoledì 1 agosto nella corte di Forte Sangallo a Nettuno.
L'incontro musicale con il gruppo di Albani ha saputo essere bello, soave ma in particolare, per la tipologia delle sue melodie, del tutto nuovo.
Accompagnato al piano da Martino Onorato, da Andy Bartolucci alla batteria e alle percussioni, Marco Valerio Cecilia alla chitarra ritmica e da Menotti Minervini al basso, il giovane compositore ha dato vita così a "Chronos", un mix di sonorità e ritmi con ognuna delle quali si potrebbe fare tranquillamente la colonna sonora di un film.
Alcuni dei suoi brani, interpretati da Albani in assolo, hanno dimostrato di quali virtuosismi sia capace questo giovane chitarrista mentre, purtroppo in un solo pezzo (O Meu Avo) è stato possibile apprezzarlo accompagnato da una brava e bella Cristina Fabarro al flauto traverso.
Tito Peccia, 1-Settembre-2007