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Grande attesa alla "Casa del Jazz" di Roma, dove il prossimo 5 agosto 2011 il chitarrista Marco Albani sarà in concerto per proporre il meglio del suo repertorio.

Un artista che spazia dalla musica latina a quella mediterranea ed africana, muovendosi sulla sottile linea di confine tra Jazz acustico e World Music, accompagnandosi con musicisti di altissima creatività e virtuosismo tecnico quali: Andy Bartolucci alla batteria, Marco Valerio Cecilia alla chitarra, Menotti Minervini al basso, Martino Onorato a pianoforte e tastiere, Roland Ricaurte ai flauti etnici, percussioni e voce, Alessandro Taborri a charango e percussioni, Umberto Vitiello a percussioni e voce.

Albani è graditissimo ospite questa settimana a "Jazz Meeting".

1 - La tua è una musica senza confini, non solo per quanto riguarda la provenienza geografica, ma anche per i generi musicali che ami attraversare proponendoli al pubblico.
La musica è per definizione una forma di comunicazione senza confini, che permette di entrare in contatto con altre culture, di comprenderle e confrontarle con le nostre esperienze; e da questo incontro di realtà, libero da pregiudizi ed oltre gli stereotipi, scaturisce sempre un arricchimento, e la possibilità di sentire il mondo intorno a noi; ed è questa la prima forma di ispirazione e creatività, che si identifica in una libera espressione delle emozioni, al di là dei generi musicali predefiniti.

2 - Come la chitarra si raffronta con gli altri strumenti in questo progetto?
La chitarra non prevarica mai gli altri strumenti, ma cerca piuttosto di integrarli in nome del messaggio musicale; non mi interessa il puro virtuosismo tecnico, ma piuttosto il coinvolgimento emotivo dell'ascoltatore; mi propongo quindi di parlare alla sua mente, al suo corpo, ma soprattutto al suo cuore, di metterlo in condizione di percepire l'infinità di sensazioni e di colori che la musica può dare, attraverso una cura particolare delle atmosfere e dei suoni.

3 - Quanto il viaggio o i viaggi hanno influenzato la tua musica?
Il viaggio è per me un momento di incontro con altre abitudini e tradizioni, ma anche momento di crescita personale e di conoscenza, con l'intimo desiderio di vivere un'esperienza di scambio ed arricchimento, attraverso contatti semplici ed autentici, alla scoperta dei luoghi, delle persone e delle forme artistiche. Mi incuriosiscono anche i viaggi immaginari nel tempo e nello spazio, l'intrecciarsi delle culture, le contaminazioni. E tutto si traduce in una grande spinta alla ricerca musicale, nello spirito di una libera sperimentazione, al di fuori delle logiche commerciali.

4 - La Casa del Jazz di Roma: scenario prestigioso che, dando spazio ad artisti come te, dimostra di aprire gli orizzonti anche ad altri generi musicali.
Sono ovviamente molto grato alla Casa del Jazz, che nella figura del suo Direttore Artistico Giampiero Rubei, mi ha offerto questa importante opportunità. Ed è di buon auspicio scoprire che un Festival prestigioso sia così sensibile alle proposte dei nuovi artisti, anche se questi si esprimono fuori dei confini del jazz più tradizionale; un segno di grande attenzione al cambiamento, in sintonia con i processi di contaminazione tra generi in corso nel jazz, musica che possiede da sempre una forte connotazione multi-culturale.

Giancarlo Bastianelli, 2-agosto-2011

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