PRESS / MUSIC ON THE ROCK - MA Acoustic Quartet @Asino Che Vola

Giovedì scorso (11 aprile) era di scena il "Marco Albani Acoustic Quartet", estensione in chiave intimista del talento del musicista romano. Marco e la sua chitarra, accompagnato dai fidi Menotti Minervini (contrabbasso elettrico), Martino Onorato (pianoforte) ed Umberto Vitiello (percussioni e voce), ha dato vita ad un concerto godibile in ogni singola nota prodotta sul palco. Prodotta da musicisti veri, coinvolti in quello che stavano suonando e consapevoli del flusso diretto verso il pubblico e dell'emozione e dell'energia che ne scaturiva.

Credo di averlo già scritto in altre occasioni. La Musica di Marco parla al cuore. Ti avvince con le sue atmosfere ed i suoi suoni, ti porta in giro per il mondo, facendoti provare sulla pelle quello che vuole raccontarti. Si vola da Cuba al Sahara, da Rio a Napoli, da Oriente ad Occidente e da Nord a Sud, e ti racconta storie che parlano di parenti lontani nel tempo e nello spazio, come del ristoro che l'acqua può darti nel deserto. Oppure portandoti su di una spiaggia brasiliana ad assistere alle meraviglie di un bimbo che gioca al pallone. Oppure, ancora, nell'Oriente magico a ballare insieme ad un Aladino diviso tra l'Amore e la conquista del mondo.

Il concerto è reso poi particolarmente magico dalla formula utilizzata. L'"Acoustic Quartet" rende le composizioni ancora più sfaccettate. Perciò rispetto assoluto dei fondamenti della partitura, ma anche spazio all'improvvisazione ed all'interplay tra i musicisti. E là dove Marco regala assoli pregevoli e grande tecnica, Martino Onorato risponde dimostrando un feeling straordinario nel tocco dei tasti del suo pianoforte, contorcendosi sugli stessi vivendo e respirando ogni singola nota. Umberto Vitiello sistema le sue percussioni intorno a se, dando quasi la sensazione di aver montato una normale batteria (elemento presente nella maggior parte dei brani di Marco Albani). E invece, dopo più o meno quindici brani e quasi novanta minuti di concerto, della batteria non se ne sarà sentita affatto la mancanza, tali e tanti sono i suoni che produce intorno a se, ed ognuno contribuisce in maniera rilevante a creare l'atmosfera e, soprattutto, il colore del brano.

Ecco, altra caratteristica, la Musica di Marco Albani è colorata. Lo so, è difficile, ma ascoltatela e chiudete gli occhi. Poi fatemi sapere.

Non vorrei dimenticare Menotti Minervini, contrabbassista solido, che mantiene al centro il timone del quartetto nel mare di note, sia nei momenti placidi e tranquilli, quanto in quelli più mossi.

E così, il concerto si dipana attraverso l'apertura di "Cadeau Cadeau", dove i primi suoni delle percussioni di Vitiello introducono il resto del gruppo, passando per "Tuareg" e tenendoci così ancorati all'Africa. "Love...The Only Way", proclama universale, contiene tutta la naturale delicatezza del suo autore, il suo non essere mai sopra le righe. Brano arioso, con Pat Metheny nel cuore. Marco ci porta allora in Sud America per la seconda parte del concerto. La partenza è un assolo di Vitiello che chiude il brano precedente trasformandosi in un samba scatenato. E' il momento di "Edson Arantes", eseguita molto più veloce dell'originale.

"O Meu Avo", storia del nonno di Marco che lo ha introdotto alla magia della musica, cantata da Umberto Vitiello, con un simpatico siparietto tra i due sull'accordatura della chitarra. Al momento è l'unico (e bellissimo, inutile dirlo) brano cantato del repertorio. Forse una nuova strada stimolante da seguire?

"Hermano" completa il trittico sudamericano. Sull'altro lato della sala, sul maxischermo, scorrono immagini molto belle (ed anche queste molto colorate) riprese in Perù, in Brasile ed in chissà quanti altri posti. Basso e pianoforte scendono dal palco e lasciano chitarra e tabla per l'orientaleggiante "Aladdin Dance", uno dei miei brani preferiti (se non il preferito). Pura poesia. Poi un inedito: "Noche Andina", ancora in duo, per lasciare poi il palco al solo Martino Onorato che propone una variazione su "Mare Del Sud", densa e appassionata. E allora di nuovo tutti sul palco ad eseguire il brano. Lento e ipnotico. Bello. Alla fine Marco ringrazia Martino per la bellezza del solo, sempre diverso ogni volta e sempre coinvolgente.

"Mirage" è qualcosa che credi di vedere ma di cui non hai la certezza. Personalmente di questo brano mi piace soprattutto il passaggio di pianoforte più o meno a metà, che prelude ancora ad un bel solo. Con "Buena Suerte" ci si sposta a Cuba. Brano veloce e pieno di ritmo. Entusiasmante. "Niños Por Siempre" chiude la parte "base" del concerto. Il ragazzo che è dentro di noi deve sempre rimanere bello vivo e vegeto. Altrimenti nulla di tutto ciò si comprende e ci sorprende.

Musicisti richiamati a gran voce sul palco. Sale solo Marco con la sua chitarra e dedica sentitamente "Au Revoir, Massimo" a Troisi. Brano commovente. Il secondo bis è "Agua", brano d'apertura di "Chronos", primo album del 2006. Ancora tante buone vibrazioni.

In conclusione, da un concerto così si può uscire solo in un modo: più felici!

Fernando Casaretti, 16-aprile-2013

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