PRESS / MUSIC ON THE ROCK

In Italia è difficile farsi strada in campo musicale. Spesso troppo difficile. Dinamiche siderali impossibili creano ogni tanto il miracolo. E qualche volta, nonostante la critica si accorga anche di te, e magari hai già fatto un numero enorme di anni di gavetta, comunque siamo lontani anni luce da reali possibilità commerciali.

Marco Albani è uno splendido chitarrista. Ed un ottimo compositore.

E' una bella anima. Ha una sensibilità non comune.

Non credo di offenderlo dandogli dell'Artigiano della Musica. E dei più competenti e perfetti: un cesellatore.

Una radio americana, Smooth Jazz, molto autorevole nel settore, ha scritto di lui, scomodando addirittura paragoni con un grande come Pat Metheny, che il suo stile è "vivace e cinematografico".

Ha inciso due dischi: "Chronos" nel 2007 e "Encuentro" uscito pochi giorni fa. Nel suo sito (www.marcoalbani.com) dichiara come suo "Concept" di "comunicare idee ed emozioni attraverso il suono; una forma di comunicazione senza confini, che permette di entrare in contatto con altre culture, di comprenderle e confrontarle con le nostre esperienze. Una musica fatta di passione ed ispirazione, che spera di parlare al corpo, al cuore o alla mente di chiunque sia pronto ad ascoltarla".

Marco Albani fa esattamente questo. Ti prende con le sue atmosfere soffuse, con il suono pizzicato della sua chitarra rigorosamente classica, con le sue melodie senza luogo e senza tempo.

L'atmosfera è carattere assolutamente distintivo della sua musica. Ogni brano è a se'. Potrei definirla musica "a colori". Se chiudo gli occhi ogni brano mi racconta di colori e sensazioni diverse. Si passa dal caldo del deserto africano nel ristoro di un'oasi ("Agua", brano di apertura di Chronos), alle vie di Napoli nel ricordo affettuoso di un amico di tutti ("Au Revoir Massimo", dedicato a Massimo Troisi, nello stesso CD), dal languire nell'indolenza dell'abbraccio del "Mare del Sud" alla quieta certezza dell'unica strada possibile nella vita, l'Amore ("Love… The Only Way"), dove la sensazione è quella di guardare negli occhi sinceri della donna che ami. E poi si balla il tango in "Pasion" e la palla scivola tra un dribbling ed una finta sulla spiaggia di Bahia in "Edson Arantes" colpita dai piedi di un piccolo giocatore che sogna di diventare grande, mentre in "Carmen" è ancora il caldo ed il vento dell'Atlantico sulla morbida spiaggia di Itapoa, sorseggiando Agua de Coco con Toquinho e Vinicius.

Questa infinità di sensazioni, di colori, si esprime, e non potrebbe essere diversamente, attraverso una cura ed una ricerca approfondita dei suoni. In "Cadeau Cadeau" un flauto venuto da chissà dove suona in lieve dissonanza mentre le percussioni creano un tappeto sonoro fantasioso. In "Aladdin Dance" la struggente melodia della chitarra di Marco arricchita dall'eletric oud di Rocco Zifarelli si appoggia sulle tabla indiane, percussione dalla sonorità particolare. Il charango la fa da padrone in "Encuentro", dove sembra che gli Inti-Illimani siano venuti a fargli visita.

Ovviamente ai suoni etnici si accompagnano anche suoni più classici di certe sonorità di jazz caldo: l'Hammond colora di tinte Rhythm’n’blues "Edson Arantes" insieme ad una sezione di fiati luminosa. Il sax di Maurizio Giammarco disegna un assolo di grande stile nell'unico brano cantato del secondo disco "Au Meu Avo".

E così si viaggia nel tempo. Se quest'ultimo brano ci racconta di un nonno con la passione per la musica, con "Pasion" sembra di trovarsi nel fumoso salone di Tango di una Buenos Aires dei primi anni ‘50. Con "Buena Suerte" veniamo lanciati nella Cuba del mambo di un'epoca apparentemente lontana, mentre la già citata "Au Revoir…" suona primi anni del secolo passato.

La musica di Marco Albani è così. Lui è talmente bravo ad assorbire suoni, emozioni e sensazioni, e ad infonderle nella sua musica che, pur nella vastità degli spazi e degli argomenti, si impone il suo stile. E' così, Marco ha un suo stile.

Fernando Casaretti, 21-maggio-2010

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